la sapienza orientale
roma e gli studi orientali

Angelo Michele Piemontese
Roma e gli Studi Orientali

La conoscenza di materie orientali in Roma risale alla sua antica età imperiale, se non anche repubblicana. In qualche maniera prosegue durante l'epoca medioevale. La collezione moderna di codici in scritture e lingue orientali, a fini di studio, si costituisce in Roma con la ricerca filologica che ispira il movimento umanistico italiano avanzato, dai primi decenni del XV secolo. L'erudizione umanistica completa contempla allora una pentade delle grandi lingue di cultura: latina, greca, ebraica, araba, caldaica, cioè aramaica, poi praticata come siriaca, e inoltre intesa come etiopica.

L'insegnamento ufficiale di lingue e culture orientali nello Studium Urbis è documentato al 1481, durante il pontificato di papa Sisto IV, "renovator Urbis" e della Biblioteca Apostolica Vaticana, all'epoca la più provvista di codici orientali in Europa. L'insegnamento concerne le "tre lingue" contigue, ebraico, arabo e caldaico. Con il siriaco, la triade continua a essere coltivata nei secoli seguenti.

Fra il XVI e il XVII secolo Roma si configura la capitale europea degli studi orientali, estesi anche ad altre lingue, come l'armena e la copta. L'attività della Stamperia Orientale Medicea, diretta da Giovan Battista Raimondi (ca. 1584-1610), orientalista e docente di matematica nella Sapienza, è mirata alla raccolta di codici nelle varie lingue, persiana e turca comprese, e a studio, interpretazione, edizione di testi scientifici e dottrinali. La tabella delle lingue e scritture considerate comprende un primo "Alphabetum Indorum" (Typograhia Dominici Basae, 1595). Nella stessa epoca Giovanni Battista Vecchietti, persianista, reca a Roma codici testamentari giudeopersiani, i primi noti in Europa. In seguito s'intensifica l'allestimento di testi didattici, quali grammatiche e lessici, in parte rilevante rimasti inediti, mentre l'attività d'insegnamento e di studio si concentra in istituti ecclesiastici, a fini missionari, fino al 1870.

Nella Facoltà di Lettere e Filosofia, preside Giacomo Lignana (1871-1875), filologo iranista e sanscritista piemontese, sono insegnate lingue, filologie, letterature ebraica, semitica, araba, sanscrita. Vi si aggiungono storia e lingue di Abissinia e cinese (1885-1899). Un gruppo di docenti costituisce, come supporto della "Rivista degli Studi Orientali" e della biblioteca comune, la Scuola Orientale (1903). La compongono ebraico e lingue semitiche comparate (Ignazio Guidi), lingua e letteratura araba (Celestino Schiaparelli), sanscrito ( Angelo De Gubernatis), lingue e letterature dell'Estremo Oriente (Lodovico Nocentini). A queste materie si aggiungono storia e istituzioni musulmane (1913).

Tale base disciplinare orientalistica originaria nella Facoltà e nell'annessa Scuola Orientale corrisponde in buona parte, entro condizioni mutate, alla composizione disciplinare con cui è istituita la Facoltà di Studi Orientali (7.III.2001).

In quella di Lettere e Filosofia, il varo del Corso di Laurea in Lingue e Letterature Straniere (1956) comporta la successiva intensificazione didattica di quelle orientali, inoltre di storie, filologie, filosofie, religioni, arti, archeologie attinenti. Sono istituite la Scuola di Perfezionamento in Studi Orientali (1954) e quella in Archeologia Orientale (1960).
La Scuola Orientale si ripartisce in Istituto di Studi del Vicino Oriente Antico, Istituto di Studi Islamici, Istituto di Studi dell'India e dell'Asia Orientale (1960). Essi sono disattivati con la costituzione del Dipartimento di Studi Orientali (1982).
S'istituisce il Corso di Laurea in Lingue e Civiltà Orientali (1995). Disattivati il Corso, in seguito alla riforma universitaria, e la vecchia Facoltà di Lettere e Filosofia, per il riassetto dell'Università La Sapienza, succede la Facoltà di Studi Orientali (2001).


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