Relazione del
Preside Federico Masini alla scadenza del suo II
mandato
Il 7 marzo 2001 il Decreto Rettorale n. 351 istituiva
la Facoltà di Studi Orientali ne facevano parte i colleghi Bianca Maria Alfieri,
Angelo Arioli, Daniela Bredi, Giovanna Calasso, Patrizia Dadò, Franco
D’Agostino, Elena De Rossi Filibeck Olivier Durand, Gnoli Raniero, Lucia
Rostagno, Federico Masini, Giorgio Milanetti, Francesco Noci, Paola Orsatti,
Maria Teresa Orsi, Angelo Michele Piemontese, Daniela Sadun, Chiara Silvi
Antonimi e Raffaele Torella. Oltre ai nomi di questi colleghi non posso
esimermi dal menzionare il nome della sig.ra Anna Montagna Bucciarelli, che con
coraggio non inferiore al nostro, ma forse con una determinazione ancora
maggiore, chiedeva di afferire alla neonata facoltà,
diventando immediatamente il vero indomito motore di quella macchina che stava
muovendo i primi passi.
Ho voluto qui ricordare i nomi di questi 20 colleghi e collaboratori
affinché in questa occasione essi tutti siano
ricordati per il contributo che hanno dato alla fondazione della facoltà: è
assai probabile che la mancanza di uno solo di loro avrebbe pregiudicato la
creazione della facoltà stessa e quindi a loro siamo debitori per il coraggio
della scelta a quel tempo effettuata. Forse non immaginavamo che cosa ci
riservava il futuro, ma oggi a oltre sei anni da
quella data credo sia giunto il momento di fare una breve riflessione su che
cosa abbiano significato questi anni per tutti noi.
Il 26 marzo 2001 presso l’aula F del Dipartimento di Studi Orientali,
l’allora decano Raniero Gnoli convocava il primo consiglio di Facoltà, dove venivo eletto all’unanimità preside con una scheda bianca:
iniziava la più grande sfida della mia vita, coordinare la prima e ancora oggi
unica facoltà di studi orientali in Italia all’età di 40 anni. Il solo pensiero
ancora oggi mi fa tremare.
Al momento della nostra nascita, ci furono assegnati d’ufficio, non senza
difficoltà, gli studenti del vecchio corso di laurea in lingue e civiltà
orientali, circa 400 studenti, che insieme a noi
iniziarono questo percorso.
Per aiutarmi a mettere ordine nei ricordi ho scorso i verbali dei primi
consigli di facoltà, compilati da chi di questa facoltà è stato il vero
stratega, colui che più di ogni altro, con il suo
lavoro nell’ombra, dietro ai suoi occhiali scuri, il suo linguaggio colorito e
la penna affilata, è stato in grado indirizzare l’azione di tutta la nostra
facoltà. Mi riferisco al vice preside Angelo Arioli, arabista e webmaster, che
qui in queste righe voglio ringraziare di cuore per il
suo carattere così frenetico, ma al tempo stesso riflessivo.
Nei verbali dei primi consigli si trova già scritta l’azione cui fu
improntato da subito il nostro lavoro: acquisizione di nuovi spazi ed
ampliamento della docenza.
Per la prima questione, una lunga battaglia con le nostre facoltà
sorelle, ci consentì, non senza la determinazione della sig.ra Montagna, di
conquistare e poi rapidamente allestire le due stanze al piano terra del
palazzo di Lettere nella città universitaria: a quel tempo si poteva a stento
vagheggiare la possibilità di ottenere una sede ampia e completa fuori dalla città universitaria. Ma già pochi mesi dopo,
comparì nelle nostre menti per la prima volta l’espressione di sapore militare
“Caserma Sani” e si concretizzò nella polvere e nel
chiasso assordante delle ruspe che ancora occupavano il suo cortile interno, la
possibilità di utilizzare per due soli giorni a settimana l’aula I di questo
stabile, destinato sulle carte alla Facoltà di Scienze delle
Comunicazioni. I mesi seguenti e poi gli
anni ci hanno consentito di ottenere la piena occupazione di tutti gli spazi
liberi di questa struttura, da tempo ormai per noi
denominata solo “Via Principe Amedeo”, per la quale abbiamo anche ottenuto dal
comune il numero civico 182/b.
La collocazione in questo quartiere, non voluta,
ma possiamo immaginare non casuale, e il positivo rapporto che siamo riusciti
ad instaurare con il I municipio, con le associazione di quartiere e i nostri
vicini orientali credo abbiamo inoltre contribuito al nostro successo didattico
e culturale.
Il nostro completo trasferimento in questa nuova sede, formalmente
completato solo in questi giorni con la riconsegna dei locali al piano terra
del palazzo di Lettere, è stato possibile non solo e
non tanto grazie all’incessante opera di mediazione condotta con la nostra
amministrazione, quanto e soprattutto grazie al dipanarsi e svilupparsi della
nostra attività didattica che ha visto un crescente incremento dei nostri
studenti che oggi hanno raggiunto il numero di 2394. Il successo didattico, mi
sia consentita tale espressione, non è stato merito di
nessuno di noi in particolare, ma solo della pianificazione didattica, secondo
il nuovo ordinamento didattico del 3+2, sapientemente calibrato dal vice
preside.
Ma si sa, le guerre si conducono se si hanno reggimenti a
disposizione, e quindi veniamo alla seconda questione che troviamo chiaramente
affrontata in quel primo consiglio di facoltà del 20 aprile 2001: la questione
della docenza.
Eravamo 19, giovani e forti si potrebbe dire, due sono andati in pensione
(Gnoli e Alfieri) uno è divenuto associato (Durand) e quindi siamo rimasti in
16, ma ben 14 persone nuove sono entrate e stiamo attendendo l’espletamento di
un concorso di ricercatore di arabo, quindi saremo 31,
registrando quindi un incremento pari quasi al 100%. A ciò vanno aggiunti i
numerosi passaggi di fascia: molti ricercatori sono diventati associati,
svariati associati sono passati alla fascia successiva e un ricercatore è
diventato ordinario. Questo risultato è stato possibile grazie ad una
molteplicità di interventi miranti all’aumento o al
miglioramento della docenza: oltre al tradizionale canale dei fondi di budget
forniti direttamente all’ateneo, giova ricordare il finanziamento di un posto
di associato garantito da un cospicuo contributo della Korea Foundation e la
stabilizzazione di una collega rientrato in Italia, con il progetto denominato
“Rientro dei Cervelli”.
Il problema della carenza di docenza tuttavia
rimane grave, soprattutto a fronte dell’aumentato numero di studenti, rapporto
che colloca la nostra facoltà in una delle posizioni più svantaggiate di tutto
l’ateneo; posizione questa che tuttavia ci fa ben sperare al momento di una
eventuale distribuzione di risorse volte a riequilibrare tali scompensi nel
rapporto docenti/studenti. A tal proposito attendiamo fiduciosi la possibilità
di poter bandire nuovi concorsi tanto di associato,
quanto di ricercatore, al fine di poter soddisfare le giuste attese dei
colleghi che si meritano tale avanzamento di fascia e l’accesso di nuovi
ricercatori. Le nuove risorse, quando si renderanno disponibili, dovranno
mirare a colmare le necessità didattiche della facoltà, consentendo un armonico
sviluppo di tutte le aree scientifiche, anche in vista della soddisfazione dei
criteri imposti, in modo sempre più vincolante, dai cosiddetti “requisiti
minimi”. A corollario di questa situazione, dobbiamo registrare una spinosa
questione per quanto concerne i collaboratori madrelingua,
che furono una delle prime categorie dove si registrò un notevole incremento al
momento della nascita della facoltà, ma che attualmente risultano assolutamente
insufficienti.
Tutto il nostro sforzo, nel campo dell’edilizia e dell’ampliamento della
docenza, e la vita stessa della facoltà è indirizzata, per la sua parte
didattica, alla soddisfazione delle esigenze dei nostri studenti. Come possiamo
leggere nell’ultimo rapporto del NAV, registriamo con soddisfazione che la
percentuale di giudizi positivi espressi dagli
studenti nei questionari di rilevamento è in costante aumento e tutto lascia
immaginare che tale dato continuerà a crescere. A questo proposito desidero
ringraziare anche i rappresentanti degli studenti eletti in consiglio, che si
sono adoperati in ogni modo per collaborare all’armonioso sviluppo della
facoltà, avanzando sempre proposte concrete e circostanziate,
che hanno cimentato questa presidenza nel tentativo, non sempre immediatamente
riuscito, di offrire loro risposte efficaci. Segnalo in particolare il ruolo positivo svolto in questi anni dal sito degli studenti, che
non poco ci ha aiutato a comprendere meglio le esigenze degli studenti,
svolgendo inoltre una importante funzione di orientamento nei confronti delle
matricole.
Vorrei inoltre ricordare il contributo fattivo e solerte che la facoltà
ha trovato nelle sig.re Anna Maria Abbate, Cristina Granziol e in Vincenzo
Marullo, che dopo il loro arrivo hanno in diverso modo
contribuito con la loro abnegazione al buon esito della nostra missione.
Consentitemi infine alcune considerazioni sul nostro futuro. In che
direzione dovrebbe espandersi la nostra facoltà? Possiamo affermare che tutte
le lingue, con la sola eccezione dell’ebraico, si sono notevolmente rafforzate
o stabilizzate nella loro offerta didattica, la nostra azione nella prossima
fase deve essere volta, a mio avviso in due direzioni: in primo luogo, ampliare
il numero delle lingue orientali insegnate, inserendo
progressivamente nuovi curricula e in secondo luogo allargare l’offerta in
direzione di nuove discipline storiche per quelle aree ancora scoperte,
attivando inoltre, in special modo nel secondo ciclo, discipline di argomento
politico, giuridico, antropologico e artistico relative ai paesi oggetto dei
nostri interessi; infine dobbiamo prestare attenzione anche a rafforzare le
competenze di base, che il nuovo ordinamento ci richiederà sempre più di
offrire. Per quanto attiene gli spazi, è necessario immaginare una più ampia utilizzazione della presente struttura, creando gli studi
per i docenti e dando nuovi e più congrui spazi ai nostri studenti: è imminente
la creazione di un secondo laboratorio linguistico, l’apertura di una sezione
della biblioteca del Dipartimento al piano terreno e poi più ampie sale di
lettura destinate in primo luogo agli studenti. Tale azione deve essere in particolare ispirata al desiderio di trasformare la
nostra sede in un vero spazio universitario moderno, dove gli studenti e i
docenti possano trovare nuovi spazi di aggregazione, di studio e di confronto. Quando tutto questo palazzo sarà a nostra disposizione,
avremo veramente compiuto un passo concreto nella direzione della creazione di
una facoltà moderna, dove i docenti e gli studenti potranno avere momenti di
scambio e di confronto, non limitati ai tradizionali contatti in occasione
delle lezioni e degli esami. Questa è la facoltà che vogliamo e che desideriamo
consegnare a coloro che ci seguiranno nei prossimi decenni, quando molti di noi
saranno andati in pensione. Abbiamo scritto una pagina nuova nella storia di
una delle più antiche università al mondo e potremo continuare a farlo solo se
la nostra azione continuerà ad essere disinteressata ed ispirata ad una vera progettualità verso un futuro anche lontanissimo.
Cari colleghi, il 30 ottobre 2007
viene a scadere il mio mandato di preside, incarico che ricopro da oltre sei
anni, e a voi tutti, che così bene mi conoscete, non
posso celare la soddisfazione e l’orgoglio con cui ho assolto tale mandato; in
una facoltà più antica sarebbe a questo punto giunto il momento che il preside
si facesse da parte per lasciare ad altri l’orgoglio di ricoprire questa
carica, tuttavia non posso nascondere la mia disponibilità ad accettare un
nuovo incarico, nel desiderio di portare a compimento la costruzione della
nostra facoltà, qualora il consiglio nel segreto dell’urna volesse prendere
questa decisione; se ciò non dovesse accadere, sarò felice di aver compiuto il
mio mandato e tornerò felicemente alla mia vita di docente e ricercatore,
portando per sempre nel cuore il ricordo di uno dei periodi più emozionanti di
tutta la mia vita.
Grazie per la fiducia e il sostegno
che in questi anni mi avete accordato.
Federico
Masini
Roma 20 giugno 2007