I Naxi, che per secoli hanno vissuto all’ombra di vicini numericamente più consistenti e culturalmente dominanti come i Tibetani, i Bai, gli Yi e gli Han, abitano una regione piuttosto limitata e ben definita, che si estende lungo il confine tra lo Yunnan nord-orientale ed il Sichuan sud-occidentale. La collocazione geografica ha favorito la nascita del sincretismo che caratterizza la loro sfera religiosa: ad un sistema indigeno consistente in pratiche sciamaniche e culto degli antenati, e comprendente una moltitudine di divinità rappresentanti principalmente forze naturali, sono stati assimilati elementi rituali per lo più buddisti e tipici del Bön, derivanti dalle strette interazioni intrattenute nel corso della storia con gli Han, ma soprattutto con i Tibetani.
Nel presente intervento verrà proposta l’analisi del rapporto tra cosmo, società e corpo nel contesto Naxi, il cui disequilibrio determina la malattia e rende necessario l’intervento degli operatori rituali (sciamani e sacerdoti). La causa primaria del sopraggiungere dello stato patologico viene spesso individuata nell’intervento di entità soprannaturali, che in tal modo si vendicano di presunti torti subiti da parte del soggetto malato o nell’ambito della realtà che circonda lo stesso. E’ proprio un simile stato a sollecitare la mediazione presso l’entità responsabile, del divinatore prima, per individuarne la causa, e dello sciamano o del sacerdote in un secondo momento, per risolvere il problema. La malattia verrà, dunque, considerata nei termini di categoria culturale elaborata dai Naxi, all’interno della quale il corpo racconta della frammentazione sociale che in esso si rispecchia e delle relazioni cosmologiche di cui è intessuto. Il tentativo è quello di cogliere il sistema medico Naxi come un tutto fluido ed organico, avente una propria razionalità ed una propria coerenza che prescindono dal modello biomedico, ma che non di meno risultano appropriate all’universo cognitivo della società considerata.